lunedì 21 settembre 2009

diario politico

Volevo darmi una scadenza emblematica, per ricominciare a scrivere, invece è stato il primo giorno d'autunno a trovare me. Per innumerevoli ragioni il calendario della vita non da molta importanza ai compleanni delle stagioni. Tra un pò, vuoi per esigenze di mercato, di palinsesto,  fuso orario  o interpretazioni di antichi calendari esoterici, glisseremo anche il capodanno. "Lavori di ristrutturazione" recita nel cancello di via Coghe, il " bugiardino" del cantiere Pintus. Alla faccia! anzi, aveva la facciata. Il testone del valoroso G. Pintus sembra ingigantirsi nel tentativo di nascondere l'aria da Sarajevo che alle sue spalle viene celata con pudore da un fragivento bianco. Sarà che da qualche tempo frequento in ordine sparso: catocomunisti-comunisti-clandestini-farabutti-golpisti-artisti, tutti quelli che hanno detto qualcosa sull'argomento hanno trovato folle la demolizione, qualunque fosse l'obiettivo della "ristrutturazione". Ci voleva la destra per mettere a repentaglio una delle rare architetture dignitose, compresa una sua certa austerità fascista. Se l'hanno fatto avranno avuto i loro buoni motivi. In attesa di conoscerli spero che non sia stato il bisogno irrefrenabile di avere un teatro cittadino a scatenare la furia demolitrice dei nostri governanti, a naso mi sembra esagerato il rapporto causa effetto. Tre anni fa ebbi modo, come "operatore", di visionare un progetto della precedente amministrazione, non era ben pensato, anzi, era proprio al rovescio e glielo dissi. In tutti casi era previsto solo l'adeguamento e l'ampliamento dell'esistente con una struttura in alluminio e vetro verso il cortile, materiali che non abbondano in nessun bel teatro, grande o piccolo, mi venga in mente. Magari va a finire che il progetto dell'arch. Lixi e diretto dall'ing. Bocchini mi sorprenderà per la sua bellezza e funzionalità, meriterei questo smacco, io e i conservatori del mio giro. Nel bugiardino non ho letto la data di fine lavori, per scaramanzia.
Buonanotte             

1 commento:

Roberto Spina ha detto...

Come lasci intravedere anche dal tuo post, a quanto pare, la responsabilità non è solo della destra e, aggiungo io, forse non è solo politica. Più probabilmente si tratta di semplice avidità. A volte basta trovarsi al posto giusto e poco importa se non si è adeguati. Pare sia abbastanza normale di questi tempi che ci siano più posti di responsabilità che persone in grado di occuparli. Tornando al merito del progetto, questo caso, particolarmente significativo e che pertanto smuove le coscienze di tutti, è emblematico di un modo di agire consolidato. Tutte le opere (che ricordo, in termini economici, sono definite "investimenti") vengono pianificate, decise e gestite da pochi. Lo spazio nel quale ci troviamo ad agire viene modificato da altri, senza che la comunità possa conoscere, proporre, partecipare. E badate bene che non esiste nessuna norma o legge che impedisca che questo accada. Non mi sorprenderebbe se l'idea di questa ristrutturazione fosse nata al tavolino di un bar e da lì mai più messa in discussione, approfondita, criticata, no, niente di tutto questo, è solo rimasta in attesa di essere realizzata. Mi chiedo, ma se non fosse questa l'occasione per un concorso di idee (che ricordo, a differenza del concorso di progettazione, è aperto a tutti, non solo ai tecnici), che avrebbe aperto una ampia e partecipata discussione, una approfondita riflessione sul significato di uno pochi edifici composti e dignitosi del nostro centro abitato, sul ruolo che occupa nell'identità asseminese e che alla fine, magari dopo anche aspri, ma onesti e appassionati confronti, avrebbe prodotto una scelta al quale tutti avrebbero potuto riconoscere una parte del proprio contributo, dicevo, se non era questa l'occasione, quando?