La vista del pancione di Victoria mi mette in pace con la geografia. Un'abile manovra contromano dell'autobus ed ero davanti alla pensilina di altri arrivi e partenza. Subito dietro Max si riparava dal freddo nel solito modo, con la mano destra tiene insieme il bavero di giacconi che si ostina a tenere aperti. Se un giorno dovesse impazzire eviterebbe l'imbarazzo sul personaggio storico da far rivivere. Forse perché aravamo preoccupati per il nostro stato fisico, ci siamo sentiti sollevati dal confessarci abbastanza in forma, reggendo la prova dello sguardo. A dimostrazione delle buone condizioni fisiche, mi tuffo nella pancia del bus perché il mio trolley trovava più comodo viaggiare nel lato opposto a quello nel quale lo avevo assicurato. Il recupero avviene con successo, l'operazione non è facilissimo ma io la porto a termine senza neanche togliere il cappello. Già è la prima volta che per un viaggio porto un cappello. Questo è un borsalino mezza stagione. Un bel color tabacco graffiato da una leggera geometria scozzese, attenuano le palese scarsa qualità della fattura, l'ho comprato a Barcellona per soli cinque €. Quando ho realizzato gli effetti dell'aria sulle parti scoperte, ho benedetto quel piccolo investimento come uno dei miei migliori degli ultimi anni. Il vento sembrava armato di mille aghi che si accanivano sulla faccia, in particolare sulle orecchie. Non impieghiamo molto ad infilarci nel primo tube, mi dispiace un pò non entrare nella stazione è un posto che mi piace davvero molto. Il conforto dell'odoroso caldo della metropolitana cancella il contorno per ridarmi al presente. Massimo mi presenta la Oyster card, questa volta è in italiano, io continuo a non capirne i meccanismi profondi. Ma di Max mi fido e le prime venti teste coronate prendono il volo dal mio portafogli. Ci erano finite un'oretta prima a Luton nel primo cambio che ho visto, cento dei miei euri si sono trasformati in sessantasei e rotti pounds. Per un momento mi sembra di capire perché sono solitamente carine le ragazze che cambiano i pounds negli aeroporti, che già il confabulare tra Massimo e un signore di colore sulla cinquantina aveva come per incanto prodotto: la mia prima oyster. Faccio cilecca solo una volta col miracoloso bollone giallo e sono tra migliaia, felice, con un amico e una tesserina che mi avrebbe aperto molte porte. Tra l'altro mi è stata consegnata nella custodia, anch'essa gialla che in blu reclamizza una nota azienda di fouton. L'affido in custodia alla tasca di servizio, quella alta lato cuore e siamo già in movimento verso sud. Un eccesso di trasporto, forse influenzato dalla lettura, fatto sta che mentre ascoltavo il racconto della dinamica dell'incidente che ci aveva lasciati senza Mercedes classe A, ho guardato il trolley accucciato ai miei piedi e per un attimo l'ho guardato con affetto, quasi che quel fedele siluro in pvc ci tenesse a rassicurarmi. In fondo lui viaggiava da una dozzina d'anni per la mia famiglia e non era la prima volta che si cimentava al mio fianco in questa città.
Buonanotte
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