lunedì 22 febbraio 2010

diario londinese

Soggiogato dalle buone suggestioni e da una inviabile forma mi godevo il mondo nuovo. Sintomo che quello che lasciavo non mi andava poi così male. Se hai troppi rospi in testa non ti godi niente. Quell'andare ondulato dai dissuasori e ingraziato dai modi gentili delle persone, tutto il paesaggio da guardare, le chiacchiere e le risate danno una buona vibrazione. Fino a quando, improvviso, lo squillo. Non che avesse mai taciuto, anche solo con le figure l'I phone era sempre attivo, ma questa era speciale. Di colpo il gentlemen che ho al fianco si dissolve a favore del guidatore apprensivo. Si capisce che sarà una telefonata lunga dal pericoloso impegno che Max mette nel dipanare la matassa dell'auricolare avvinghiato al cruscotto. Quando il cavo cede la lunghezza minima, anche se lontana da quella desiderata, parte la sequenza. Squillo-chiamata, sequenza familiare. Dopo una serie di spiegazioni e di dinieghi, una brusca inversione seguì un amaro "ok arriviamo, tra venti minuti, fatti trovare pronta...dove  sei? No solo in tre c'è anche Basilio. Ok arriviamo". Invano i miei piedi tentano di moderare gli effetti di uno stile guida lontano parente del precedente. Qualche minuto prima del previsto, ormai è notte, cominciamo le operazioni e i giri della prima inversione. La seconda finisce con dieci minuti di ritardo sulle previsioni. Quella che per la prima volta mi è sembrata una manovra ben fatta, viene sanzionata con inusuali strombazzamenti fino quel punto assenti. Il traffico ordinario reagiva istintivamente al primordiale pericolo portato da un babbo impegnato a mantenere la parola data, anche quando ha un sacco di cose da fare.
Buonanotte
 

1 commento:

Anonimo ha detto...

ahahahahah... ecco... vedi la fatica di essere padri... e tassisti allo stesso tempo... o al contrario, che ne so...;))